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«Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni». [Rapporto Brundtland 1987]. Questa definizione contiene in sé un’istanza etica che non si può continuare ad ignorare, neppure in un ambito, che può in prima istanza apparire marginale, come il design della comunicazione.
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Frush è consapevole di questa responsabilità e si discosta da coloro che vedono nella sostenibilità un'opportunità di marketing legata ad una moda. Crede al contrario che si debba cogliere questa sfida per il futuro, nella vita privata come in quella lavorativa. Per fare questo, occorre fondare un nuovo approccio progettuale complesso e aperto, che consideri già in fase di concept l'intero ciclo di vita di un prodotto o servizio e tutte le volte che è possibile si apra a collaborazioni e al confronto con figure professionali differenti (es. filosofi, musicisti, scienziati, insegnanti).
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Le vostre linee guida sono:
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- ri-pensare
- risparmiare energia
- ridurre, riusare e riciclare
- localizzare
- risparmiare denaro
- contaminare i saperi
- diffondere
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- Araceli de la Parra: Potreste darci un esempio di progetto concreto vostro dove avete seguito queste linee guida (tutte o in parte) per capire il vostro percorso e vostri interventi verso la sostenibilità?
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Frush: Premettendo che il nostro percorso è iniziato da poco e molti lavori sono in corso d’opera, potremmo raccontare del progetto molto semplice ma esemplificativo, per un cliente che ci ha chiesto di realizzare alcuni materiali coordinati (biglietti da visita, porta-menù e porta-conto).
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Invece di partire subito a progettare ci siamo prese un po’ di tempo per pensare a come potevamo realizzare la cosa in maniera originale, riducendo l’impiego di materiali. Siamo andate in tipografia e abbiamo selezionato dai bidoni di scarto della carta, una serie di materiali che sarebbero finiti al macero, li abbiamo fatti tagliare secondo i vari formati che ci servivano. Nel frattempo abbiamo fatto realizzare dei timbri, uno con il logo e uno con i dati.
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I biglietti da visita quindi sono stati ottenuti timbrando vari supporti tagliati a dimensione, sono interessanti perché sono tutti diversi e raccontano la loro provenienza. Le cartelline porta-menù e i cartoncini porta-conto sono stati ricavate invece dai fogli di avviamento macchina, ovvero quelli che vengono utilizzati per calibrare i colori prima di cominciare un lavoro.
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Lo stesso foglio viene stampato ripetutamente e per questo motivo assume un aspetto particolare e materico, di stampe sovrapposte e stratificate al punto da diventare una texture dove le singole grafiche perdono la loro riconoscibilità. Il risultato ha sorpreso noi e il cliente e oltretutto ha permesso anche una notevole riduzione dei costi di realizzazione.

- Araceli de la Parra: Qual è la più grande sfida per una realtà come frush? Ritenete che in Italia nel vostro settore ci sia abbastanza sensibilità per affrontare i discorsi che proponete?
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Frush: La sfida è far comprendere ai clienti l’impatto fisico legato all’attività del comunicare. Per molti è un concetto ancora sfuggente, per quanto fortunatamente l’attenzione su queste tematiche stia aumentando. Se si considera il settore stampa che coinvolge le cartiere prima e le tipografie poi, l’impiego di risorse e di energie e gli sprechi connessi sono assai elevati. Il designer è proprio il punto d’incontro tra cliente, fornitore e utente finale: quindi ha una responsabilità di cui spesso non tiene conto.
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- Araceli de la Parra: C’è chi ritiene che il settore della comunicazione sia uno dei più ‘spreconi’ di risorse, voi come affrontate quest’immagine? Evitate ad esempio materiale stampato e preferite altri modi di comunicare? O si parla sempre e comunque di stampa?
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Frush: Cerchiamo di impiegare supporti stampa quando realmente è necessario, sfruttando ciascun strumento comunicativo per la peculiarità che offre. Ad esempio, se dobbiamo fare una brochure scegliamo formati che ottimizzano l’uso del foglio macchina e riducono al massimo gli sfridi di carta, impieghiamo carta riciclata post consumer o certificata FSC (ovvero proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile) e inchiostri vegetali (realizzati senza l’impiego di derivati del petrolio ma solo con sostanze naturali).
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- Araceli de la Parra: E’ difficile trovare fornitori in un settore come il vostro che condividano i vostri principi?
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Frush: E’ molto difficile. Da quando abbiamo intrapreso questo percorso, siamo sempre in cerca di fornitori nuovi con tali caratteristiche. Da un mesetto a questa parte abbiamo assistito nel nostro piccolo ad un grande passo: un tipografo che opera nei dintorni di Firenze, che avevamo messo a parte della nostra filosofia, ha deciso di abbandonare gli inchiostri tradizionali per utilizzare esclusivamente quelli a base di oli vegetali. Cosa, per altro, che influisce non poco sulla salute degli operatori che preparano la macchina da stampa, oltre che nella riduzione dei rifiuti tossici.
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Sono traguardi “piccoli”, ma abbiamo visto che le nostre opere di sensibilizzazione iniziano a dare i loro frutti. Se si considera poi che è l’unico a Firenze, si capisce quanto è importante questo traguardo per mettere in atto il principio della localizzazione, ovvero la vicinanza fisica con propri fornitori per ridurre il peso dei trasporti.
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- Araceli de la Parra: Dall’incontro con lo studio Thomas Matthews che cosa ha accesso in voi questa voglia di fare "design sostenibile"?
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Frush: In realtà il primo contatto è avvenuto tramite un’intervista letta in rete e alcuni video dove Sophie Thomas presentava il proprio lavoro a Fabrica durante un workshop. E’ stato una specie di folgorazione, nel senso che mentre leggevamo/ascoltavamo le sue parole, ci si è smosso qualcosa dentro.
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In particolare leggendo “Ten ways design can fight the climate change” ci siamo dette: “Noi seguiamo questi principi tutti i giorni nella nostra vita privata, perché non estenderli alla sfera lavorativa?” E da lì è cominciato tutto. Abbiamo avuto uno scambio di mail con Sophie, la quale ci ha spronato a mettere in atto il progetto, partendo col definire un metodo di lavoro, dei principi forti ai quali riferirci. Tra non molto, la incontreremo di persona durante l’Icograda Design Week a Torino.
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Nata a Milano l'8 agosto 1979. Dopo la Maturità Classica mi iscrivo a disegno industriale al Politecnico di Milano, orientamento comunicazione, laureandomi nel 2003 con una tesi intitolata: «Comunicazione: il sociale impara dal profit. Progettazione della campagna pubblicitaria istituzionale per l'associazione non profit Soleterre» (Relatrice: Marisa Galbiati).
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Inizio varie collaborazioni come freelance a Milano, in ambito editoriale e di allestimenti di mostre d'arte e nel giugno 2004 mi trasferisco a Firenze, inizio a lavorare come multimedia, web e visual designer presso Aida (fino alla fine del 2006) poi come art director presso la Jam communication, dove conosco Emanuela Stanganelli e tramite lei Elisa Dallamora.
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Nel 2007 decidiamo di intraprendere un percorso nostro e diamo vita a Frush, uno studio di comunicazione e visual design. Poi la svolta, in seguito all'incontro con Sophie Thomas dello studio londinese Thomas Matthews decidiamo di concentrarci sul tema della sostenibilità nel campo della comunicazione e Frush diventa Frush [DESIGN SOSTENIBILE].
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Nata a Firenze il 24 maggio 1975. Il percorso di studi dopo la scuola dell'obbligo prosegue col Liceo Artistico e si conclude con l'ISIA di Urbino nel 2000. Nel nuovo millennio mi affaccio così nel mondo del lavoro, incuriosita da diversi linguaggi di comunicazione, collaboro sia con studi di grafica (SenzaFiltro, Caspasian, Camilletti&Ranallo, Jam communication), sia con studi di post-produzione video (Surproduction, The Fake Factory), spaziando quindi in vari settori: moda, aziende farmaceutiche, enti comunali, rassegne culturali, case editrici (art direction di Bell'Italia edizione americana).
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La sperimentazione continua mi porta a far confluire le esperienze passate in un progetto personale, Frush, nato dall'incontro con Elisa Dallamora e Giuditta Gentile. Ma è nel 2008 che Frush subisce la sua trasformazione decisiva in design sostenibile.
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Nata a Cervia (RA) il 28 agosto 1977. opo il diploma di maturità scientifica ed il primo anno del corso biennale di disegno industriale presso l'International School of Design di Modena mi trasferisco a Firenze dove completo il corso di studi quadriennale in Disegno industriale e Comunicazione dell'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (I.S.I.A.).
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Lavoro inizialmente come grafica free-lance specializzandomi nella comunicazione per il settore della ricettività turistica e della ristorazione. Dopo successive esperienze progettuali che spaziano dalla comunicazione istituzionale all'identità di prodotto, intraprendo una collaborazione full time presso l'agenzia di comunicazione Camilletti & Ranallo (Firenze) per il settore fashion advertising.
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Proseguo poi la mia attività come libera professionista fino all'incontro con Emanuela Stanganelli e Giuditta Gentile con le quali intraprendo un percorso basato su una nuova filosofia di progettazione: nasce Frush uno studio di comunicazione che trova nella sostenibilità il proprio principio guida.
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[ Links utili e approfondimenti ]
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