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Ombre e luci dell’architettura moderna: il dovere dell’efficienza energetica. Intervista con l’ingegnere Michele De Beni del centro TBZ

 

   


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[ 8 Punti per capire la situazione e la direzione che devono intraprendere l'architettura e l'edilizia in Italia ]

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L'architettura e l'edilizia moderna ora non possono e non devono non considerare quello che nel passato ne è stato alla base e il punto di partenza: l'ambiente naturale. 

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La società moderna, ora alle prese con il rincaro dei combustibili, il petrolio prima di tutto, deve fare i conti con uno scenario abitativo e architettonico non dei più favorevoli. Quella che oggi definiamo efficienza energetica e inoltre l'abitabilità, il comfort e il risparmio di costi devono diventare uno standard necessario in qualsiasi edificio (di nuova costruzione prima di tutto). Ciò che consideriamo con l'aggettivo “sostenibilità” a poco a poco deve divenire (e sta diventando) una realtà, una realtà economico - sociale ma prima di tutto una realtà di metodo.  

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GenitronSviluppo ha voluto intervistare l'ingengere Michele De Beni del Centro di Fisica Edile TBZ, per capire innanzitutto il modificarsi di questa realtà nell'ambito costruttivo – architettonico, marcando il punto della situazione oggi, ma soprattutto cercando di costruire un punto di partenza per il domani.

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  •  [ 1 ] -  Il futuro del costruire e dell'abitare in Italia, un parere per i prossimi 5-10 anni.

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Credo fermamente che le emergenze legate al rincaro dei combustibili ed all'approvvigionamento delle materie prime ci costringeranno, volenti o nolenti, a stravolgere quello che è il “radicato” processo edilizio che, da quasi 50 anni, modifica il nostro territorio e ci costringe ad abitare in edifici né efficienti, né confortevoli ed i cui vantaggi, ad oggi, sono difficilmente individuabili e comprensibili.

Sarà compito nostro, trasformare questo inevitabile cambiamento in un occasione economica per tutti, con ricadute positive su molti fronti, da quello ambientale a quello sociale. Senza una regia illuminata, capace di diffondere e di normare queste conquiste, lo scenario a breve termine potrebbe invece portare alla comparsa sul nostro territorio di edifici-prototipo ad elevata efficienza energetica, ma dalle scarse ricadute sulla cultura architettonica: un briciolo di gloria per pochi, ma inutile ai molti, delle cattedrali nel deserto.

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  •  [ 2 ] -  Oltre ad una mancanza di cultura progettuale, quale responsabilità pensa dovrebbero assumersi le aziende, i tecnici del settore, i progettisti e le università?

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Credo che le cause che hanno portato a questa situazione siano molteplici e complesse: da un certo punto di vista, quello storico, anche giustificate. Ma oggi, è proprio l'anacronismo di certe soluzioni costruttive che dovrebbe far riflettere tutti gli operatori: edifici “fuori” tempo massimo.

Oggi, chi è giovane o chi deve aprire una azienda, ha la convenienza ed il dovere etico, di confrontarsi con queste emergenze. E' inutile cercare responsabilità: è più proficuo rimboccarsi le mani per trovare delle soluzioni. Ad onor del vero, nelle molteplici esperienze lavorative di questi anni, vedo molti progettisti che, nascondendosi dietro un presunto scarso livello tecnico delle imprese, rinunciano in partenza a trovare soluzioni semplici, brillanti ed intelligenti; oppure imprese che si lamentano della difficoltà esecutiva di un progetto senza nemmeno averlo compreso: ognuno faccia il suo compito, senza puntare l'indice su chi viene dopo di noi.

Un altro problema è che pochi, se non pochissimi, hanno coscienza o esperienza su cosa effettivamente sia un edificio ad elevata efficienza energetica, passivo o Classe A che sia; diventa quindi difficile progettare qualcosa che non si conosce se non per “sentito dire”. Certamente, se dalle nostre università i ragazzi uscissero con delle idee chiare su questi aspetti, sarebbe tutto più facile.

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  •  [ 3 ] -  Come in qualsiasi lavoro, l'aggiornamento è fondamentale e penso che lo sarà sempre più. Dove e come potrebbero formarsi i progettisti, i tecnici e le aziende stesse in Italia?

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Oggi, sul tema dell'efficienza energetica, le occasioni di formazione tecnica, teorica o pratica, non mancano di certo. Certamente, se chi organizza corsi  sulla certificazione e sulla progettazione non ha comprovata esperienza, è difficile giudicarne a priori l'effettiva utilità.

Dalla nostra esperienza pratica, sviluppata a diretto contatto con aziende e tecnici, abbiamo visto che le principali carenze tecniche, riguardano la conoscenza dei materiali utilizzati e della loro corretta posa. Anche i concetti fondamentali di fisica tecnica ed impiantistica, basilari per la progettazione di un corretto involucro, trovano poca diffusione.

Un altro punto da rafforzare e che può portare  molti vantaggi, è  la metodologia di approccio alla progettazione che deve essere molto più condivisa in tutte le sue fasi.Non dimentichiamoci che le occasioni per fare esperienze in tal senso, ce le possiamo creare ogni giorno, in qualsiasi progetto che è già sulla nostra scrivania : sperimentare con coscienza e coraggio è la via giusta per prepararsi alle sfide del futuro. 

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  •  [ 4 ] -  A parte qualche raro caso, quanto le speculazioni sugli immobili, una mancata e organizzata politica a favore dell'edilizia popolare o il rincaro mutui, possono frenare i nuovi metodi di progettazione e costruzione innovativi nell'Italia odierna?

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Farei una distinzione: non esistono vecchi o nuovi metodi di progettazione e costruzione, ma solo metodi corretti o sbagliati in relazione al contesto climatico, energetico e sociale ed agli obiettivi di consumo e di comfort che ci siamo dati.

Aumentare l'efficienza energetica non è un optional, ma una necessità, un passaggio obbligato. Utilizzo una metafora: cosa serve costruire una automobile se, per mancanza di benzina o per gli alti costi di gestione, siamo costretti a tenerla in garage? Non è allora più economico non costruirla e prendere una bicicletta?

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  •  [ 5 ] -  La storia dell'architettura, in modo particolare dell'architettura rurale, quella dei nostri nonni, ci dovrebbe insegnare che un tempo, vivere in un ambiente cosiddetto “sostenibile” era tutto. Poche risorse e quindi risparmio e riciclaggio dei materiali erano una realtà quotidiana e vissuta. Ora, il termine “Casa Passiva” è sinonimo soprattutto di risparmio energetico, quanto davvero possiamo imparare dall'architettura del passato per applicarla alle moderne costruzioni e ri-costruzioni?

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Moltissimo. Distinguere l'ambiente naturale e le sue leggi naturali, dalla realtà modificata dall'uomo e dalla sua architettura, è un paradosso e un atto di presunzione che, a lungo andare, ci può costare caro. Prima di noi, senza l'abuso di fonti energetiche fossili, l'uomo ha saputo costruire edifici tecnicamente e socialmente magnifici; gli edifici rurali ne sono un esempio. Da chi dovremmo prendere esempio se non da loro? Le leggi naturali e le leggi della fisica sono forse cambiati negli ultimi mille anni?

GLi edifici passivi, partendo da queste leggi imprescindibili, offrono una soluzione tecnica, la più percorribile e replicabile,  per offrire a molti una abitazione o un luogo di lavoro dal comfort altissimo e dai consumi ridottissimi.

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  •  [ 6 ] -  Come altri paesi europei naturalmente, l'Italia possiede, a mio parere, un patrimonio architettonico molto interessante e soprattutto variegato. Dalla montagna alla collina, al mare e nelle varie latitudini, le differenze nei metodi costruttivi, nelle forme e nei materiali sono numerosissimi. Quali devono essere secondo lei le credenziali e le caratteristiche di un buon progettista o di un imprenditore edile che deve rapportarsi a questa nostra realtà?

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La moltitudine delle soluzioni costruttive ed il linguaggio architettonico che ne è derivato, non sono altro che differenti soluzioni, le più efficienti, che l'uomo ha saputo trovare per soddisfare un bisogno fondamentale: creare ambienti confortevoli per difendersi dalle condizioni climatiche estreme ed avverse. Oggi, noi tecnici, disponiamo di maggior conoscenza dei concetti fisici che governano le nostre tecniche costruttive, di nuovi materiali e di affascinanti tecnologie per convertire forme di energia in altre. Ma parallelamente, sono aumentate a dismisura anche le nostre esigenze di comfort, le nostre comodità.

A mio avviso, il buon progettista  o l'azienda migliore, saranno quelli che da questi elementi sapranno  trovare le soluzioni  formali e tecnologiche più condivisibili e meno estemporanee: non abbiamo bisogno di prototipi ma di modelli replicabili e, possibilmente, al minor costo possibile.

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  •  [ 7 ] -  Aspettative degli addetti ai lavori e della società contemporanea all'interno della quale ci rapportiamo?

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Da un lato, la nostra società ripone sempre più nella tecnologia speranze affinché essa trovi le risposte ai nostri problemi, alle nostre angosce. Questa fiducia cieca è una distorsione: da un lato ci dà sicurezza per il futuro, dall'altro ci impedisce di comprendere i limiti intrinseci ad una tecnologia. Faccio un esempio: il fotovoltaico; per molti rappresenta una soluzione a prescindere da un suo corretto utilizzo. Aspettative molte quindi, ma più simili a desideri che a traguardi possibili: solo la conoscenza e l'esperienza possono trasformarli in realtà.

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  •  [ 8 ] -  Idee e progetti per il futuro?

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Moltissimi. Perché moltissime saranno anche le soluzioni da trovare nei prossimi anni.

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Diploma: universitario - studio di ingegneria civile

Ruolo TBZ: direttore ufficio di Modena

Esperto per: case passive, simulazione di luce naturale, acustica, PHPP

Web:  TBZ - Centro di Fisica Edile

Email: Michele.DeBeni@tbz.bz

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[ Links utili e approfondimenti ]

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