lug 17, 2009

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di Claudio Catalano
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“Possediamo oggi scienza esattamente nella misura in cui ci siamo risolti ad accogliere la testimonianza dei sensi, nonché nella misura in cui li affiniamo, li armiamo e insegniamo loro a “pensare” fino in fondo.” F. Nietzsche
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La percezione dell’ambiente antropizzato si è sviluppata attraverso il dominio del senso della vista e dell’udito a discapito degli altri sensi e delle possibili interazioni fra essi. Già nella Grecia classica il senso della vista aveva un importanza primaria per il processo di conoscenza: Platone e Aristotele consideravano la visione come la più importante facoltà dell’uomo perché più vicina all’intelletto. Nel Rinascimento, la rappresentazione dello spazio caratterizzata dall’invenzione della prospettiva ha fatto della vista il cardine del mondo percepito. Le moderne tecnologie digitali, basano il proprio rapporto con l’uomo esattamente sulla vista e sull’udito. Le informazioni vengono elaborate per essere percepite dall’occhio o dall’orecchio, la iper stimolazione visiva ed uditiva anestetizza le percezioni basate sulla totalità dei sensi, la realtà virtuale è priva di tutti quei segnali che, elaborati dal nostro cervello, ci aiutano ad avere una complessa concezione spaziale. Mentre la nostra esperienza del mondo si basa su una complessa integrazione dei sensi, l’architettura basata sulla fruizione superficiale viene pensata e realizzata per il solo senso della vista rendendola in questo modo pura immagine che non crea un ambiente sensorialmente interessante.
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Secondo l’architetto finlandese Juhani Pallasmaa, l’architettura si è trasformata in un’arte visiva: invece di proporre la creazione di un microcosmo per l’esistenza umana e una rappresentazione del mondo incarnata, insegue immagini retiniche dalla comprensione immediata. Soltanto un’architettura che preveda un’esperienza multi-sensoria può essere significativa: uno spazio che si può misurare con gli occhi, il movimento il tatto, gli odori, che realizzi cioè una compresenza di sensazioni che mettano in rapporto l’intera percezione del nostro corpo con l’ambiente costruito.
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apr 23, 2009

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di Claudio Catalano
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[ Una Comunità Sostenibile a Dubai, “Jungle Town”: Architettura Organica, Urbanistica Sostenibile e Progettazione Sistemica. Un'Inaspettata Firma Italiana che Lascia il Segno ]
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La Turnig Flat Tower vuole essere la risposta organica al crescente utilizzo di energie rinnovabili in architettura e in special modo nelle costruzioni alte mirando all’integrazione della costruzione con la realtà climatica energetica del luogo. Una costruzione organica concepita secondo principi di sviluppo dato dall’interazione con l’energia e del suo sfruttamento.
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Forma, struttura ed energia sono le tre variabili che sono alla base del concept. La costruzione si sviluppa verticalmente e dinamicamente come una pianta che assume la sua forma dagli elementi esterni con i quali interagisce. La torre ha un’altezza complessiva di 361 mt. e n.73 piani dedicati ad hotel ristoranti, sale conferenze e uffici per una area complessiva di 84.400 mq. Il rivestimento e le partiture interne sono state pensate come un intricato sistema circolatorio che permette il raffrescamento dell’aria e all’esterno tale sistema formato da sifoni solari consente la ventilazione naturale dei vari piani, il sistema di ventilazione conferisce alla torre la sua caratteristica snellezza.
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apr 14, 2009

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di Claudio Catalano
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Jungle Town è un esperimento di approccio ecosostenibile per la realizzazione di un forma di vita comunitaria basata sulla profonda interazione uomo-ambiente attraverso la progettazione di un organismo complesso dove sono predominanti i flussi di energia che lo rendono una struttura con proprietà emergenti simili ad un organismo vivente. Usare un approccio progettuale sistemico su insediamenti di nuova fondazione pone una serie di problematiche riguardanti soprattutto il momento progettuale e fondativo dell’insediamento.
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Un metaprogetto con generiche indicazioni delle fasi di sviluppo della struttura rischia di essere troppo semplicistico per innescare quel processo di auto organizzazione che darà poi vita alla comunità vivente composta da natura e artefatti. Un approccio progettuale sistemico dovrà tener conto dell’evoluzione che un insediamento ha nel tempo: il classico progetto razionalista prevede di dare forma e regole che si applicano in un dato momento ideale di partenza della vita nell’insediamento; è qui che la pianificazione classica ha fallito: i modelli matematici-geometrici non sono adatti a preordinare una realtà che, di fatto, si evolve nel tempo ma, tali modelli devono essere applicati continuamente rappresentando così sia il dna che il sistema nervoso–cognitivo del sistema. Ne consegue che il momento fondativo è di notevole importanza lì dove troppe regole bloccano il sistema e nessuna regola non offre possibilità di previsioni in un sistema caotico incontrollato.
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nov 10, 2008

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[ ASKNATURE.ORG: Dalla Biomimesi per Scoprire la Vera Natura delle Cose. [ PT.1 ] Quando Ecodesign, Innovazione Sostenibile e Progettazione Sistemica Diventano un Social Network ]
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Negli ultimi 150 anni, e dall’inizio della rivoluzione industriale, c’è stato uno spostamento continuo nelle attività umane che hanno portato la nostra specie lontano dal mondo naturale. Le nostre tecnologie, la progettazione e la chimica sono diventate piuttosto mal-adattate alla vita su questo pianeta. Io credo che le persone cominciano a sentire questa disconnessione, ma se facciamo un passo indietro dalle nostre tecnologie e ci mettiamo in un contesto dove condividiamo uno spazio con tutte le altre forme di vita del pianeta, presto ci ricordiamo che noi umani facciamo parte integrante della natura.
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La biomimesi ci riporta alle radici a ricollegarci una volta ancora con la terra. La biomimesi ci aiuta a capire la complessità e le sottigliezze dei rapporti che esistono fra le diverse specie le quali modellano i processi che realizzano la vita su questo pianeta. Per tanti, la biomimesi rappresenta una sensazione di “ritornare a casa”. Quando infatti cominci una conversazione con un designer da questo punto di vista, ossia “come” adeguarsi al pianeta, la conversazione si sposta necessariamente dal progettare per gli esseri umani a progettare per la Vita.
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mar 13, 2008

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Dario Toso, ecodesigner, incontra Araceli de la Parra per GenitronSviluppo.com per raccontare il suo ricco percorso professionale. Capire le esperienze di Dario Toso è capire come l’industria stia sempre più volgendo lo sguardo doverosamente alle problematiche ambientali. Si parlerà di ciclo di vita, di sostenibilità, di tante idee e di Design OpenSource.
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Capire questa esperienza è capire l’avvento della Nuova Rivoluzione Industriale che verrà.
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Scendiamo nel dettaglio insieme a lui.
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