GAS: Gruppi di Acquisto Solidale. Significato, storia, funzionamento e prospettive future. Sviluppo Sostenibile, dall’agricoltura biologica all’autosufficienza energetica

Scritto da Redazione - GenitronSviluppo.com in Storie, Zoom

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Pubblicato il giorno 10 settembre 2008 - Nessun commento



   


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Il Parlamento italiano, nella formulazione della Legge Finanziaria per il 2008, ha riconosciuto i Gruppi di acquisto solidali (GAS) come «soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale».

Il primo GAS nasce a Fidenza (PR) nel 1994, quando il consumo critico in Italia era agli albori, ma già erano forti, in alcuni ambienti, il rifiuto del sistema economico dominante e la ricerca di alternative che coinvolgessero stili di vita e di consumo. Il gruppo di Fidenza ha avuto il pregio di collegare le riflessioni sull’insostenibilità sociale e ambientale del nostro modello di vita alle esigenze concrete della quotidianità (ovvero alla necessità di poter mangiare cibi gustosi, sani e «portatori» di una storia), acquistando insieme da produttori biologici locali e instaurando con essi un rapporto di conoscenza diretta.

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Per i GAS questo modo di acquistare risponde a diverse esigenze: le persone trovano occasioni di relazione sia all’interno del gruppo, sia all’esterno; i prodotti sono di qualità; i piccoli produttori trovano un canale di vendita per i loro beni senza dover sottostare alle regole della grande distribuzione.

La scelta di prodotti biologici, locali o da agricoltura biodinamica, da una parte riduce drasticamente l’impatto ambientale per quanto riguarda il trasporto e lo sfruttamento del terreno, e dall’altra consente di conoscere il produttore e di porre attenzione alle condizioni di lavoro. Inoltre, i partecipanti si aiutano a vicenda e si suddividono i compiti per la gestione degli acquisti, rifacendosi al principio della mutua assistenza che ha guidato la nascita del movimento cooperativo.

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  • Araceli de la Parra: Se il metodo acquisito GAS fosse la norma in Italia, secondo lei come potrebbero essere organizzati? Qual è il numero ideale di famiglie che conformano un GAS?

Andrea Saroldi: I GAS oggi si contraddistinguono per una notevole diversità dal punto di vista organizzativo; pur seguendo gli stessi principi, le forme in cui i gruppi di strutturano possono variare molto a seconda delle esigenze e della storia dei singoli gruppi. Questa è una forza, perché consente di integrare esperienze anche parecchio diverse. Ciò detto, il numero ideale è quello che consente di conoscersi e di instaurare relazioni personali all’interno del gruppo, parliamo quindi di una dimensione tra le 10 e le 30 famiglie. In effetti, il numero medio di famiglie per GAS è di 25, anche se abbiamo pochi GAS un po’ anomali composti da un numero elevato di famiglie ma comunque divisi in sottogruppi.

Riccardo Gini: I Gruppi di Acquisto Solidale nascono in risposta e in contrapposizione alla logica mercantile della grande distribuzione cercando, anche per chi vive in città, di restituire un volto, una storia, una relazione tra chi produce il cibo quotidiano e chi lo compra. Credo che non si potrebbe ridurre a norma tale fenomeno né tanto meno  istituzionalizzare qualcosa che deve essere esempio di libera associazione.

Quanto al numero e all’organizzazione di un GAS non penso ci sia una ricetta unica ma proprio perché deve trattarsi di libera associazione ciascun gruppo deve trovare la propria modalità operativa e di numero di partecipanti. E’ indubbio che oltre le 20 famiglie l’organizzazione diventa complessa. Pensando alla nostra esperienza è di fondamentale importanza la ripartizione delle responsabilità per singoli prodotti così che la logistica non gravi su qualcuno e altri siano solo “clienti” ma sia ripartita “solidalmente “ su tutti. A mio avviso è fondamentale la relazione tra le persone, la comodità di acquisto, pagamento e ritiro, la qualità dei prodotti condivisa.

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  • Araceli de la Parra: Che cosa spinge un individuo a far parte di GAS piuttosto che un altro oltre magari al territorio in cui si trova? I criteri di scelta dei prodotti varia fra GAS e GAS?

Andrea Saroldi: Come dicevo, un aspetto fondamentale è dei GAS la relazione personale che si viene a creare all’interno del gruppo; questo è un criterio fondamentale per entrare in un gruppo, oltre naturalmente alla vicinanza e alla disponibilità del gruppo ad inserire nuovi membri.

Riccardo Gini: Le motivazioni di adesione ad un GAS sono diverse alcune le ho già dette sopra. Voglia di rapporti diretti, di cibi genuini, di pagare il giusto a chi produce, di aiutare piccoli produttori o progetti di solidarietà, voglia di un mondo in cui tornino a contare di più le relazioni tra le persone di quelle economiche. Il mondo dei GAS (almeno milanese) è molto variegato.

Ci sono GAS “integralisti” (solo biologico e tutta la spesa attraverso il GAS) e GAS più morbidi che puntano a prodotti “buoni, giusti e puliti” non dandosi l’obiettivo di bandire l’Esselunga dalla loro vita. In questa gamma ognuno penso possa scegliere il più vicino al proprio modo di pensare. I prodotti e i criteri con cui acquistare variano da GAS a GAS proprio in relazione alla tipologia di gruppo che si crea.

  • Araceli de la Parra: Quali sono le sfide che affrontano i GAS? Secondo lei qual è il futuro dei GAS? Potrebbero secondo lei entrare anche in altri settori come la scuola? Magari sottoforma di gruppi formati da genitori di ogni scuola in modo da poter influenzare il mercato anche per acquisiti legati alla vita scolastica? (mensa, libri, etc?)

Andrea Saroldi: Oggi la sfida principale che stanno affrontando i GAS è quella di estendere il proprio “paniere”, ovvero aumentare il numero di prodotti e servizi con caratteristiche etiche che è possibile acquistare in gruppo. Questa espansione dell’offerta è resa possibile dalla crescita del numero dei GAS registrata negli ultimi anni, che consente – aggregando insieme più gruppi su progetti specifici – di affrontare filiere più complesse come per il tessile o l’energia (vedi www.ReteGAS.org).

Riccardo Gini: Le sfide sono quelle di non farsi massificare e inglobare nel sistema di mercato diventando un altro modo di consumare. L’unico antidoto a questa è mettere al centro la relazione positiva tra produttore e consumatore. Il futuro è quello di un numero sempre maggiore di cittadini consapevoli che acquistano i prodotti che sanno da dove provengono, come vengono prodotti, ritengono di pagarli il giusto e stimano  chi li produce.

Gli acquisti scolastici potrebbero benissimo entrare nel novero dei prodotti GAS. Vista la tipologia di prodotti, probabilmente più che la qualità, la conoscenza del processo produttivo o il contatto diretto con il produttore il risultato più facile potrebbe essere quello di risparmiare un po’ il che comunque è tutt’altro che male.

  • Araceli de la Parra: Uno dei punti di forza dei GAS a mio avviso è quello rappresentato dal fatto che promuovono una diversità, permettono la scelta di prodotti che per un singolo individuo (nel mercato attuale) sarebbero fuori portata, secondo lei che impatto potrebbero avere a lungo termine sull’economia di scala i GAS se diventassero una norma?

Andrea Saroldi: La biodiversità è nel codice genetico dei GAS: ogni gruppo ha le sue caratteristiche ed anche i prodotti che i GAS acquistano spesso non sono reperibili nella grande distribuzione. Il metodo di acquisto praticato dai GAS comporta diversi vantaggi di tipo ambientale e sociale, ma – almeno per ora – non pretendiamo che tutti i consumatori si iscrivano ad un gruppo di acquisto! Cerchiamo però di fare in modo che la domanda organizzata dei GAS possa sostenere lo sviluppo di realtà produttive che pongono la solidarietà al centro della loro attività.

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GAS: ISTRUZIONI PER L’USO - L’esempio milanese di GAS-GAS

Comprare è un gesto che fanno in molti più volte al giorno anche se, per larga parte dell’umanità, non c’è nulla che si possa comprare. Per molti comprare è diventata un’azione priva di significati simbolici e tutto si riduce ad un prodotto  ed al suo costo. Nel nostro modo di comprare, nella sua velocità, nella intangibilità delle transazioni digitali si è perso il senso del lavoro e del rapporto fra le persone. I GAS cercano di rimettere al centro di un atto sul quale non si sofferma più nessuno, il senso del lavoro ed il rapporto fra chi vende e produce attraverso piccole scelte che sono anche alla base del nostro GAS-GAS di Milano

  • Stabilire un contatto diretto con il produttore

Questo ci consente, da una parte, di  limitare l’influsso devastante della grande distribuzione che strozza i produttori  creando nel contempo,   le condizioni per le quali un pomodorino coltivato in Campania venga pagato a Milano tre volte tanto quanto viene pagato al coltivatore. Luminosa, in questo caso, è il rapporto che molti GAS hanno stabilito con Roberto Licalzi di Catania che ha convertito tutta la sua produzione di agrumi biologici sui GAS. Stabilire il contatto con un produttore significa anche accostare un volto al prodotto, rintracciarne le fonte ed accertarsi della sua qualità, meglio se proveniente da coltivazioni biologiche certificate.

  • Creare una rete

Il GAS-GAS crede nella creazione di reti di acquisto dove sia  possibile per tante persone comprare quantitativi più rilevanti ed ottenere condizioni più vantaggiose. Il nostro GAS aderisce alla rete di coordinamento nazionale dei GAS, www.ReteGAS.org e alla rete intergas di Milano GasMilano

  • Favorire la solidarietà

Si cerca di favorire produttori che, insieme a noi, credano in un progetto di rinnovamento del mercato, in un nuovo mondo globale e solidale e che, se possibile, finanzino con i loro “affari” progetti di solidarietà. Ad esempio la Cooperativa Don Puglisi di Modica che da due anni è nostro fornitore di dolcetti siciliani prodotti in un laboratorio che impiega ragazzi con problemi psichici.  Senza rendercene conto ridiamo al comprare la sua valenza simbolica, ci riappropriamo di un gesto umano che non si esaurisce in un prezzo. In questo modo non solo modifichiamo l’offerta ma modifichiamo la domanda che si lega in gruppo, crea relazione e si incontra.

Forse la piccola esperienza di un GAS in un quartiere di Milano è poca cosa. Noi crediamo, però,  che sia meglio accendere un fiammifero che maledire l’oscurità. Formiamo un GAS nuovo che ha del nuovo l’entusiasmo di far sempre meglio ma come molte cose nuove ci sentiamo un po’ in rodaggio. Avendo a che fare con persone concrete questa esperienza si modella sui desideri e sui sogni di ognuno.

Come detto abbiamo un sogno comune: quello di fare dell’atto del comprare una forma consapevole di scelta. Come avrete letto, le linee guida del nostro Gas-Gas, si ispirano agli elementi fondanti l’esperienza dei gruppi di Acquisto Solidali. L’incontro fra i compratori, la conoscenza dei fornitori e dei loro prodotti , la tracciabiltà della qualità ed il finanziamento indiretto di progetti di solidarietà sono, finora, gli aspetti sui quali ci siamo concentrati. Vorremmo mantenere le caratteristiche di un movimento dal basso che coniuga la legittima necessità di risparmiare aggirando i meccanismi perversi della grande distribuzione, favorendo un riconoscimento più equo del lavoro di chi produce. Come farlo di più e meglio è oggetto di continua discussione ed è nostra intenzione mettere presto on-line una serie di proposte per la discussione: eventi di presentazione, serate di degustazione, promozione di progetti di solidarietà, incontri allargati …

  • Come si partecipa al GAS-GAS

Al Gas Gas si partecipa… partecipando. C’è un calendario di incontri che si tengono presso i sotterranei della chiesa di Santa Maria del Suffragio in Via Bonvesin de la Riva 2 a Milano. Durante gli incontri si propongono nuovi acquisti, si parla dei prodotti, delle novità e dei problemi. Circa ogni mese vengono effettuati gli ordini via e-mail ai referenti di ciascun prodotto.

Abbiamo aperto un gruppo si Yahoo in cui si entra su invito attraverso il quale ci scambiamo tutte le comunicazioni che ci riguardano (ordini, listini  di prodotti , impressioni sui prodotti, ricette, situazione del conto e così via). Il ritiro avviene ogni Giovedì dalle 18 alle 20 ( previa segnalazione di merce ricevuta) presso il piccolo magazzino posto in  Via Fiamma 17 a Milano. Referenti per il ritiro sono Gabriele e Daniela Ghiringhelli e Riccardo Gini.

Il Gas Gas ha un conto aperto presso Banca Etica. Ciascuno, secondo le sue esigenze versa sul conto corrente del Gas Gas un anticipo con il quale viene pagata la spesa. Ciascuno riceve l’estratto conto aggiornato di mese in mese. Si ordinano prodotti a diversi produttori  e si cerca di accumulare ordinativi sufficienti per ottenere sconti aggiuntivi.

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Negli anni l’esperienza dei GAS ha continuato a diffondersi, principalmente attraverso il passaparola e la creazione di nuovi gruppi. Sulla base di questa diffusione numerica, negli ultimi convegni (Firenze 2004, Milano 2005, Cesena 2006, Marina di Massa 2007) l’attenzione dei GAS si è estesa verso questioni più generali, senza però dimenticare le esigenze concrete di chi ne fa parte. In particolare, i consumatori critici si chiedono come applicare il criterio della solidarietà e lo stile di acquisto dei GAS a tutti i prodotti e servizi di cui hanno bisogno nella vita di tutti i giorni.

I GAS si chiedono come fare ad applicare un metodo simile nei confronti, ad esempio, dell’energia o della telefonia, dei detersivi o del tessile, avendo presente che se la filiera di produzione è più lunga e complessa non potrà più essere il singolo GAS ad affrontarla ma sarà necessario ragionare insieme tra più gruppi. Questo è il tema che viene pomposamente chiamato «dei grandi numeri», cercando di affiancare all’espansione numerica dei GAS anche un aumento del potenziale della loro domanda.

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A oggi sul tema i GAS stanno provando a percorrere due strade: quella dei progetti e quella dei distretti. Nei progetti i GAS si organizzano per affrontare insieme un problema specifico che supera la portata di un gruppo. I primi temi a essere stati considerati sono stati il tessile e l’energia; il tessile è stato affrontato con un progetto pratico, il «progetto felpa», per mostrare come si possa organizzare la domanda su una filiera complessa. In seguito alla presentazione del progetto e dei modelli sono stati raccolti oltre mille ordini che hanno consentito di realizzare un primo lotto di felpe per i GAS.

Per affrontare insieme il tema dell’energia i GAS hanno creato un’associazione apposita, denominata GAS Energia, che ha l’obiettivo di promuovere l’autosufficienza energetica dei territori, attraverso diverse azioni tra cui anche l’organizzazione della domanda dei consumatori. L’associazione sta ora definendo un accordo con un produttore per consentire ai singoli di sottoscrivere un contratto per la fornitura di energia ottenuta da fonti rinnovabili a un prezzo concordato, alimentando un piccolo fondo per la promozione di progetti sul risparmio energetico e l’impiego delle energie rinnovabili.

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La seconda strada che i GAS stanno affrontando per confrontarsi con i grandi numeri passa per la costruzione dei distretti di economia solidale, che sono reti locali in cui i diversi attori dell’economia solidale del territorio (botteghe del mondo, finanza etica, turismo responsabile, agricoltura biologica, ecc.) si collegano per potersi rafforzare uno con l’altro, sostenendo circuiti di economia alternativa. All’interno di un distretto di economia solidale, i GAS hanno un ruolo fondamentale, ovvero l’espressione della domanda organizzata che lo sostiene.

Per questo motivo in alcune esperienze la costruzione di un distretto di economia solidale parte proprio dalla diffusione e dall’organizzazione della domanda dei GAS, come nel caso della strategia scelta per la costruzione del distretto di economia solidale della Brianza (DesBri). Come primo passo i brianzoli si sono posti l’obiettivo di aumentare il numero di GAS, passando in pochi anni dai due iniziali alla ventina attuale, con l’obiettivo di arrivare a un GAS in ognuno dei cinquanta Comuni della nuova provincia di Monza.

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Dopo lo sviluppo dei primi GAS, il gruppo promotore del distretto della Brianza sta ora lavorando ad esempio per costruire dei progetti di filiera sostenuti dalla domanda dei GAS. Il primo progetto di questo tipo si chiama «Spiga e Madia» e riguarda la produzione di pane biologico. Tramite un patto siglato tra il proprietario del campo, una cooperativa agricola e un panificio locale è possibile per i GAS acquistare pane biologico che non ha fatto più di 50 km nel percorso che va dal campo al panificio passando per la macina.

I GAS sono destinati a crescere come numero di gruppi, persone coinvolte e prodotti disponibili. Ma la nuova sfida sta nell’utilizzare questo potere d’acquisto per sviluppare un modo diverso di fare economia, che possa essere compatibile con le persone e l’ambiente, ovvero con il benessere – o meglio il benvivere – di tutti. In questo percorso la forza e la debolezza dei GAS stanno entrambe nella loro forma «leggera» e nella rete estremamente orizzontale. Ciò consente di avere una forza d’urto notevole per aggredire un problema anche complesso, ma è necessario che si attivi un’azione collettiva.

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