Il Carbone Cinese. La Furiosa Crescita della Cina Alimentata dal Carbon Fossile. Dai Cieli Oscurati delle Metropoli Industriali ai Progetti a Carbone Pulito GreenGen: Ecco Come si Forgia il Destino del Clima nel Mondo

Scritto da Redazione - GenitronSviluppo.com in Ambiente

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Pubblicato il giorno 09 gennaio 2009 - 1 commento



   


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Chongqing e il potere del carbone in Cina. Il carbone viene utilizzato per la produzione di circa il 75% del  fabbisogno di energia elettrica in tutto il mondo; la sporca e nera roccia è bruciata così in tutto il mondo fra  caldaie industriali e stufe casalinghe per la produzione di calore. Più di 4000 minatori muoiono ogni anno scavando il combustibile fossile. Ma la dipendenza cinese dal carbone è soprattutto visibile nell’atmosfera. I mantelli di smog sono visibili in tutte le città cinesi ma il problema naturalmente non è solo limitato alla Cina: l’inquinamento costituito da quelle dense nubi marroni, visibili dallo spazio, va a toccare perfino il Pacifico occidentale fino agli USA, contribuendo al 15% dell’ammontare dell’inquinamento atmosferico globale.

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Il soffocamento da fumi atmosferici prodotto da tutto ciò che proviene dalla combustione del carbone si insinua nei polmoni dei cinesi uomini, donne e bambini con dei costi per la Cina stimati dalla Banca Mondiale attorno ai $ 100 miliardi in costi sanitari associati a malattie respiratorie. I cinesi hanno bruciato carbone per secoli. Il commerciante veneziano ed esploratore Marco Polo, già scrisse che uno dei luoghi più sorprendenti, durante il suo viaggio attraverso l’Asia nel 13° secolo riguardava la Cina dove avveniva la pratica di bruciare una strana, roccia nera contenuta dalle montagne lungo la Via della Seta.

2,5 miliardi di tonnellate di carbone viene estratto ed utilizzato dalla Cina, senza considerare quello che viene esportato e non volendo includere la crescente importazione. Gran parte del carbone fossile viene utilizzato dal paese nelle 541 centrali termoelettriche a carbone, che pompano  554.420 megawatt di energia elettrica. La Cina è un paese in via di sviluppo e sta subendo una trasformazione senza precedenti nella storia umana, lanciata da un ottimismo che ricorda l’ingegneria degli Stati Uniti nel 1950 con la realizzazione della famosa skyline americana. Mediamente in Cina apre una grande centrale elettrica a carbone ogni settimana per generare abbastanza energia elettrica ai suoi 1,3 miliardi di abitanti e alle industrie che fabbricano prodotti a buon mercato per gli Stati Uniti e l’Europa.

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La Cina ha progettato comunque un piano per ridurre le sostanze inquinanti come l’anidride solforosa, legata drammaticamente al cambiamento climatico e ai problemi respiratori, puntandone alla riduzione del 10% entro i prossimi cinque anni. E una parte di tale piano riguarderà solamente e  semplicemente i piccoli e inefficienti impianti a carbone puntando alla loro sostituzione con quelli più grandi. “Chiudere i piccoli impianti, sarà comunque molto efficace per migliorare la qualità dell’aria”, afferma la portavoce di Greenpeace Sarah Liang. Ma la Cina rilascia ancora un pesante carico di inquinanti.

La Cina quest’anno ha superato gli Stati Uniti come la più grande fonte di emissioni di gas a effetto serra al mondo. Nonostante l’eccesso di fuliggine, il cittadino medio cinese è responsabile solo di una piccola frazione delle emissioni di gas serra rispetto alla sorprendente media americana e il paese non è vincolato da alcun trattato internazionale per ridurre le proprie emissioni. Eppure, il governo ha lanciato un progetto pilota per affrontare il problema di catturare e immagazzinare il biossido di carbonio prodotto utilizzando il carbone come combustibile per la generazione di elettricità nelle proprie centrali elettriche.

E’ partito ad esempio il progetto nella città portuale di Tianjin che procederà in tre fasi. In primo luogo verrà creato un consorzio di imprese che raccoglierà investimenti per la costruzione di un cosiddetto impianto a gassificazione integrata a ciclo combinato (IGCC), in cui vengono estratti dal carbone i gas inquinanti e rimossi prima dell’utilizzo. Il nuovo impianto IGCC sarà in grado di produrre 250 megawatt di energia elettrica. Tale tecnologia potrebbe comunque iniziare a ridurre le piogge acide provocate dalle emissioni di biossido di zolfo di oltre il 90%, oltre alla riduzione del 75% della formazione di smog dovuta agli ossidi di azoto e in ultima analisi, la cattura dell’oltre 80%  delle emissioni di CO2 normalmente prodotti dalla combustione, puntando a stoccarla nei campi petroliferi esauriti entro il 2015.

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Il colosso cinese da $ 1 miliardo chiamato GreenGen è così diventato il leader mondiale nella tecnologia del carbone pulito dopo che già negli USA nello scorso febbraio nasceva FutureGen, che ha realizzato un programma simile. Eppure, il Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) in cui partecipano i maggiori leader mondiali tra cui il Presidente Bush, hanno ribadito l’importanza dello sviluppo della tecnologia del carbone pulito essendo essenziale per prevenire le conseguenze dei cambiamenti climatici.

GreenGen resta comunque una centrale elettrica a scopo di lucro e che punterà in modo economico ad utilizzare gli utili o le perdite svolgendo un ruolo centrale nel fatto di procedere con la cattura e lo stoccaggio di CO2. Ma i cinesi considerano comunque GreenGen “come un beneficio a lungo termine per eliminare le emissioni di CO2.” Grazie alle Olimpiadi e le iniziative in atto, l’aria in città come Chongqing (e in particolare di Pechino) è notevolmente migliorata. Alcune fabbriche sono state spostate verso parchi industriali alla periferia della città, e le inefficienti centrali a carbone sono state chiuse a favore di quelle di maggiori dimensioni. “Quando ero giovane, il cielo era verde e non potevamo vedere le stelle di notte”, spiega il funzionario del governo locale David Lee, un residente di Chongqing “Questo anno, vediamo il blu nel cielo e anche le stelle”. Forse, ma l’aria non è ancora così pulita. Il governo “ha bisogno di far rispettare le leggi ambientali, se vogliono il cielo blu”, insiste Li Jungfeng, direttore del Chinese Renewable Energy Industries Association.

Altre città cinesi, come ad esempio in Zhengzhou nella popolosa provincia di Henan, hanno poche speranze di tornare a vedere il cielo blu nel breve periodo. E le stelle restano invisibili di notte per la popolazione di Pechino dove l’atmosfera è ancora così spessa dall’inquinamento (nonostante il divieto di combustione del carbone) dovuto ad auto, fabbriche e da altre fonti e che indusse alcuni atleti, tra cui maratoneta Haile Gebrselassie del Kenya, ha ritirarsi volontariamente dai giochi a causa della preoccupazione per propria salute. “È amara l’aria che si può respirare”, spiega Timothy Hui, residente di Pechino.

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In conclusione possiamo anche ricordare che il 23% delle emissioni di gas serra in Cina sono collegate a esportazioni verso i paesi occidentali, questo secondo l’analisi da parte dei ricercatori del Tyndall Center per la ricerca sui cambiamenti climatici in Inghilterra. E addirittura i ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh aumenterebbero questa percentuale al 33%. Ciò non esime la Cina di responsabilità dal ridurre le emissioni nocive rendendo comunque chiaro che il destino del clima nel mondo sarà forgiato nel crogiolo delle sue metropoli industriali.

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  1. Ci stiamo uccidendo.

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