Ecodesigner: Taylor Welden fra trekking e succo d’arancia. Alla ricerca di soluzioni sostenibili fra visioni e realtà possibili

Scritto da Redazione - GenitronSviluppo.com in Ecodesign, Storie

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Pubblicato il giorno 13 giugno 2008 - Nessun commento



   


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Il mio nome è Taylor Welden sono un designer industriale focalizzato sul design sostenibile e nella progettazione di attrezzature tecniche per appassionati dell’aria aperta e sport outdoor. Sono nato e cresciuto in un piccolo paese chiamato Hershey in Pennsylvania un luogo dove si fabbrica una famosa cioccolata. Questa esperienza di vivere in un piccolo paese oltre ai miei studi e viaggi negli Stati Uniti e a spasso per il nostro pianeta hanno rinforzato e dato forma alla mia prospettiva sull’arte, sul mio design, sulla mia filosofia, sulla mia carriera e la vita in generale. Queste cinque aree prosperano nutrendosi a vicenda della quotidianità, progettate in modo da fiorire insieme in qualcosa che chiamo “la mia vita”. Sono un viaggiatore, un narratore, progettista, una persona, sono umano. Sono eternamente curioso e perennemente guardo avanti verso le prossime esperienze possibili all’orizzonte.

Hello, I’m Taylor Welden.  I’m an Industrial Designer, with a focus on technical softgoods design, outdoor enthusiast products, and sustainable product design. I was born and raised in a small town called Hershey, in Pennsylvania – the place where they make the chocolate. This small-town experience fused with my studies and travels around the US and our Planet have reinforced and shaped my perspectives on art, design, philosphy, my design career, and life in general. These five areas thrive off of each other on a daily basis, designed in a way so they grow together into something I call my life. I’m a traveler, I’m a story teller, I’m a designer, I’m an individual, and I’m a human.  I’m endlessly curious and ever looking onward to the next experiences on the horizons.

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La mia progettazione nel campo dell’ecodesign punta sui diversi aspetti che riguardano la riduzione di vari scarti e contaminanti grazie ad un’adeguata progettazione e a vari fattori; riducendo i componenti con un design semplice ed effetto, riducendo CO2 e gas serra grazie all’impiego di materiali e risorse contenute in un raggio di 700/1500 Km da dove avviene la produzione e si trova l’utente finale, così la scelta di materiali ecocompatibili (tessuti a base di mais, tessuti di bambù, schiuma a base di soia, resine riciclate post industria, ferramenta e plastiche riciclate, tessuto da vele di barche recuperate, etc), scarsa o assente colorazione, materiali resistenti e durevoli per realizzare un prodotto più sostenibile, un prodotto effettivo che durante il suo utilizzo permette all’utente di diventare anch’esso più cosciente e attivo sulla sostenibilità e il suo impatto individuale verso l’ambiente. Questi punti hanno sottolineato alcune conquiste di Yeago lo zaino da trekking che io sappia, resta ad oggi ancora il primo zaino drammaticamente innovativo, sostenibile e con tutte le caratteristiche richieste da uno zaino per questa applicazione. Yeago infatti non è soltanto una borsa di canapa con delle stringhe, è uno zaino impegnativo per trekking progettato e pensato accuratamente, pronto ad affrontare tutti gli elementi della natura. Un altro progetto piuttosto recente riguarda una custodia per notebook utilizzando un materiale foderato di bambù (il bambù è una delle piante che crescono più velocemente sulla terra) e pelle conciata vegetale proveniente dagli scarti della produzione della carne.

My eco-design process aims on several facets of reducing waste and pollution through design through several factors; reducing parts with a simple and effective design, reducing co2/nox through short-distance material sourcing (within 500/1000 miles of factory, which is based in the location of target customer), eco-friendly material choices (corn-based plastic fabric, bamboo fabric, soy-based foam, recycled resins from industrial waste, recycled hardware/plastics, recycled/reclaimed sail boat cloth from racing sail boats, etc), little to no dying or color additives, durable/strong/long-lasting materials for a more sustainable product (the less you replace the product, the better), an effective product that through the use of it allows the customer to become more aware and active about sustainability and their own footprint.  These highlight some of the achievements from my ‘Yeago‘ sustainable hiking backpack project, which is still to my knowledge as of today, “the world’s first dramatically forward-thinking full-featured sustainable hiking backpack”.  Meaning, this is not just a hemp sack with straps on it, it is a designed, precisely thought out serious hiking backpack which is ready for all of nature’s elements. Another recent project was a sustainable laptop sleeve using bamboo lined material (bamboo is the world’s fastest growing plant), and vegetable tanned leather which comes from leftovers from meat production.

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  • Araceli de la Parra: Potresti raccontare meglio di Yeago in luce del tuo processo di progettazione (tutti questi elementi che descrivi, riduzione di scarti, riciclaggio, durabilità, incoraggiare stili di vita sostenibili, etc) e come hai compiuto le tue scelte al fine di realizzare uno zaino “pronto ad affrontare tutti gli elementi della natura”?
  • Araceli de la Parra: Could you talk about Yeago in light of what your design process was (all of the elements you describe in your process, waste reduction, recycling, durability, encouraging sustainable lifestyle, etc) and how your choices make it “ready for all of nature’s elements”?

Taylor Welden: Con Yeago il mio processo di progettazione è stato un bilancio armonioso fra la “ruvida naturale esperienza dell’outdoor” e le delicate e calcolate decisioni riguardo ad un sano design sostenibile. Cosi come nel 95% dei miei progetti, il risultato è una manifestazione fisica diretta di quello che l’utente finale, accuratamente studiato, pretende di utilizzare nelle sue esperienze. Con Yeago intervistai poliziotti, studenti, presidenti di organizzazioni non-profit, fotografi, professori, banchieri e molti altri soggetti, il filo conduttore delle loro vite che li accomuna tutti è la passione per il trekking e la loro preoccupazione per l’ambiente. La mia domanda è stata la seguente: “Saresti disposto a sacrificare la resistenza del tuo zaino per uno leggermente meno durevole ma per una alternativa realmente più sostenibile?” E naturalmente tutte le risposte sono state un fermo “NO”. La resistenza o performance è il fattore assoluto quando si tratta di zaini per trekking.

Nel design come nella progettazione bisogna sapere quando essere flessibili e quando invece essere persistenti e rigidi, in questo caso ho portato avanti l’idea di uno zaino per trekking sostenibile ma dovevo far si che la mia progettazione permettesse un’alternativa ecologica che fosse uguale o che addirittura superasse tutte le caratteristiche che li scalatori di solito associano ad uno zaino resistente ed affidabile. Se in un design le caratteristiche di resistenza fossero state lasciate in secondo piano rispetto agli aspetti di sostenibilità, agli occhi degli utenti Yeago non sarebbe stato d’interesse assoluto né di valore alcuno. Quello che intendevo realizzare era lo zaino “più sostenibile” del pianeta e utilizzare il design come catapulta per creare un prodotto che l’utente identificasse dei tratti distintivi di valore, quindi Yeago è passato così da essere uno “zaino per trekking sostenibile” ad essere uno zaino per trekking leggero, innovativo, davvero resistente e che offre prestazioni di grande valore … e che è naturalmente anche sostenibile. Questo è il motivo cui Yeago è “pronto ad affrontare tutti gli elementi della natura”. Tutte le decisioni che riguardano la progettazione permettono allo zaino di affrontare abrasioni, pioggia, ghiaccio, sole, fango, rocce che cadono e qualsiasi altra cosa che tu possa gettargli contro.

Alcune delle innovazioni che caratterizzano Yeago riguardano la tenda a montaggio rapido realizzata in tessuto di vele recuperate come la cintura doppia che doveva risultare più flessibile possibile per adattarsi alle diverse forme, la sospensione stabile è completamente aggiustabile e composta da ecoresine che trasferiscono il peso in modo efficiente alle anche o le tracolle a rilascio veloce per un accesso rapido allo zaino, queste sono solo alcune delle caratteristiche uniche che distinguono Yeago. Creare un design sostenibile in effetti è come risolvere un problema matematico. Nella ricerca di materiali, ad esempio, potresti trovare qualcosa che ha una resistenza all’abrasione ottima, un’impronta ambientale minima o nulla, è leggero e ha un prezzo ragionevole ma può essere realizzato solo in Nuova Zelanda una volta ogni due anni, così siamo da capo. Più pratiche sostenibili aggiungi al processo di progettazione più difficile è arrivare al risultato finale, devi provare tutte le potenziali soluzioni per arrivare al successo. Io ho fatto una scelta di implementare vari aspetti della sostenibilità nel mio processo di progettazione e manifattura per Yeago, questi includono:

  • Ridurre gli sprechi nel trasporto dei materiali mantenendo le varie risorse disponibili entro un raggio di 750 Km.
  • Utilizzo materiali che sono ecocompatibili e che resistono efficacemente all’usura realizzando così uno zaino che non debba essere sostituito in breve tempo, incoraggiando l’utente ad uscire all’aperto per godersi lo zaino e la passeggiata.
  • Rinforzando così nell’utente l’aspetto sostenibile e la filosofia che esiste dietro il prodotto.

Taylor Welden: With the Yeago design process, I chose for there is to be a harmonious balance of outdoor rugged toughness and ability, with delicate and calculated decisions regarding healthy sustainable production.  As with 95% of my designs, the outcome is a direct physical manifestation of what the carefully researched target customer is searching for in their lives.  With the Yeago, I interviewed police officers, students, presidents of non-profit organizations, photographers, professors, bankers, and many more unique individuals. The thread of life that they all share is that they are each outdoor enthusiasts; they loved to go backwoods hiking and they all cared deeply about our environment. My next logical question was to ask each individual in the research group whether they would add an extra pound or have a pack a little less durable if they knew that their pack was a sustainable alternative to all of the toxic competitors. All answers were a firm “NO”. Performance is the ultimate decision maker with hiking backpacks.

With design and the design process you need to know when to be flexible, and when to be persistent.  In this case, I pushed ahead with the sustainable hiking backpack idea.  But I needed to create my design process that would allow an eco-friendly alternative that equals or outperforms all of the features that hikers commonly associate backpacking with.  If design and features were left to be second place to sustainability in the customers eyes, there would be no interest and value with the Yeago.  My thought process was to create the “most sustainable” hiking backpack on the Planet, and use design as my launchpad and provide the user with even more design features than they would expect.  So the Yeago went from being a “sustainable hiking backpack”, to a “full-featured highly designed lightweight backpack … that is also sustainable”.  This is the reason that the Yeago is “ready for all of nature’s elements”.  Meaning, the design choices allowed for the pack to stand up abrasion, rain, ice, sun, mudslides, falling rocks, and whatever else you can throw at it.

A few of the innovations in designs with the Yeago are the quick-deploy rainfly made from reclaimed sail boat cloth, the dual strap hipbelt that is more flexible to fit a variety of different shaped iliac crest on the hipbones, the firm and fully adjustable suspension made from ecoresin transfers weight efficiently to your hips, quick-release shoulder straps for fast access to the pack, among other unique features. Creating a sustainable design is very much like a math problem, mixed in with process of elimination, and ten parts creativity. In the search of a material, for example, you may find something that has great abrasion resistance, has a little to no ecological footprint, is lightweight, is fairly priced, but can only be sourced in New Zealand once every two years.  Back to square one. The more sustainable practices you add to a design process, the more difficult it becomes to achieve an end result.  You have to try every single option in order to find success. I chose to implement several facets of sustainability into the design process and manufacturing process of the Yeago. This includes reducing waste via material transportation by keeping all materials within a 500 mile radius, utilizing materials that are eco-friendly and that will stand up to abuse so the pack will not need be replaced in a short time, and encouraging the user to go outside and enjoy their pack – therefore reinforcing the sustainable aspect and philosophy of the product.

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  • Araceli de la Parra: Potresti raccontarci meglio di Stauro, alla luce soprattutto dei punti che ci hai spiegato precedentemente e perché hai utilizzato olio di arancio in un motore a vapore?
  • Araceli de la Parra: Could you give me a more detailed description of Stauro, also in light of the above and why orange oil in steam powered engine?

Taylor Welden: Stauro è stato un progetto che aveva l’obiettivo di risolvere un problema regionale utilizzando metodi locali sostenibili. Volevamo progettare una macchina che potesse essere utilizzata nel sud-est degli Stati Uniti, dove non fosse necessario creare un ennesimo motore ibrido ottimo ma noioso. Quindi l’obbiettivo era quello di progettare un veicolo che superasse le prestazioni di auto e moto, unendo utilità e divertimento, viaggio e sostenibilità e che si trattasse meno di uno spostamento da un punto A ad un punto B ma maggiormente sull’esperienza che si viveva nell’utilizzo del mezzo. Qualcuno potrebbe dire: “Chi se ne frega della sostenibilità se un prodotto  risulta noioso!” Tutto doveva essere diverso per Stauro, quindi abbiamo iniziato cercando continuamente di trovare una fonte di energia che soddisfacesse il suo fabbisogno energetico. La cosa più importante da raggiungere era:

  • Efficienza.
  • Dimensioni.
  • Sostenibilità.
  • Disponibilità.
  • Ottime prestazione del motore.

Abbiamo scoperto così “Ciclone”, un motore progettato da Harry Schoell, che ha molti brevetti per scafi di barche e nel campo dell’aerodinamica oltre nei motori. Quello che abbiamo scelto è più o meno della metà delle dimensioni e del peso rispetto al motore di un’Honda Civic, non richiede olio e può praticamente bruciare qualsiasi tipo di materiali combustibile in maniera pulita ed efficace producendo fino a 700 cavalli vapore! Il passo successivo era quello di trovare una soluzione locale sostenibile per il combustibile, idealmente da un sottoprodotto di qualche produzione agricola locale. E noi agendo in Georgia solo alcune ore dalla Florida. Con un pò di ricerca e studio la scelta era chiara: il prodotto numero uno della Florida era la spremuta di arance. Dove le bucce scartate come rifiuto contengono una sostanza chimica naturale non tossico naturalmente ma per noi molto importante: il D-Limonene. Questo composto chimico è infiammabile e specialmente quando si trova all’interno del motore di Harry Schoell, così il risultato invece di utilizzare un olio vegetale che quando utilizzato nei veicoli puzza di patatine fritte, gli scarico di Stauro profuma invece di arance fresche sotto il sole d’estate, una frase che sicuramente farà girare la testa e alzare le sopracciglia per chiunque intendesse realizzare un trasporto ecocompatibile e sostenibile.

Taylor Welden: Stauro was a project that was designed to solve a regional issue by using regional methods of sustainability.  We wanted to design a car that could be used in the Southeast of the US, where it was not necessarily another hybrid happy-looking and boring econo-box. The goal was to design a vehicle that crossed the borders of car and motorcycle, utility and fun, travel and sustainability. Less about point A and point B, more about the experience in between.  Who cares about sustainability if the product is boring? Everything was going to be different, so we searched endlessly to find a suitable power source to fit the bill for the Stauro. Most important was the efficiency, size, sustainability, availability, and reality of the engine.

We discovered the Cyclone engine designed by inventor genius Harry Schoell, who claims many patents in boat hull design, aerodynamics, and engine design. The particular motor we chose was roughly half the size and weight of a Honda Civic motor, requires no motor oil, can burn nearly any combustible material cleanly and efficiently, and produces up to 700 horsepower! The next step was to find a regional solution for fuel, ideally looking for byproducts of a locally produced product. Our team was based out of Georgia, just hours from Florida. With a little research, the choice was clear. The number one orange juice producer in the US is Florida. Leftover orange peels are discarded as waste, but they contain a very important non-toxic all-natural chemical, D-Limonene. This chemical is flammable, and especially flammable in Harry Schoell‘s Cyclone engine. Vegetable oil conversion vehicle exhaust smells like French fries, the Stauro exhaust smells like fresh oranges in the summer sun. A statement that is sure to turn heads and raise eyebrows about eco-friendly transportation.

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  • Araceli de la Parra: Quali credi che siano i tuoi punti di forza come progettista? Come ti informi per prendere le tue decisioni, dove guardi per trovare quell’informazione tanto necessaria oggi e con quale criterio la utilizzi?
  • Araceli de la Parra: What do you think are your personal strengths as a designer? How do you inform your decisions, where do you look for that information and with which criteria do you process it?

Taylor Welden: I miei punti di forza come designer sono la comunicazione, un bilancio fra il cielo azzurro e un pensiero realistico per l’innovazione, l’abilita di lavorare in gruppo come collaboratore o come capogruppo o individualmente. Più importanti credo che siano la mia fiducia, la motivazione e l’abilita di agire, vivo la mia vita molto casualmente cercando sempre il prossimo divertimento ma prendo il mio lavoro molto seriamente. Per quanto riguarda il mio processo progettuale e le mie decisioni credo che sia molto importante prenderle quando queste si basano su una ricerca compiuta ma essere anche molto in sintonia con la propria intuizione e sapere come e quando fidarti dell’istinto, così è altrettanto fondamentale essere il capo e il seguace di te stesso ma soprattutto essere alla guida del proprio cervello.

Taylor Welden: My personal strengths as a designer are communication, a balance of blue-sky and realistic thinking for innovation, ability to work well with a team as a teammate, leader, or individually. Most importantly, I feel my strongest cards are confidence, motivation, and ability to take action. I take my life very casually always seeking the next fun time, and I take my work very seriously. As far as design process decision making goes, it is important to make well thought out choices using research as a guide, but also to be very in tune with your own intuition and know how and when to trust yourself blindly. Be the leader and follower of yourself, but mainly the leader.

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  • Araceli de la Parra: Credi che l’interazione fra le diverse discipline e la diversità dei punti di vista sia la chiave per realizzare soluzioni progettuali migliori? Il tuo ambiente lavorativo stimola questa interazione?
  • Araceli de la Parra: Do you believe diversity/interdisciplinary interaction is key to better design solutions? Does your working environment encourage this?

Taylor Welden: Una delle mie citazioni preferite si riferisce alle pratiche interdisciplinari della progettazione: “Ogni volta che ordino un’aragosta al ristorante, non riesco mai a capire perché il cameriere non mi porta anche il telefono” di Salvador Dalì. E’ molto importante unire le idee e pensare in astratto quando si comincia un progetto, altrimenti creerai lo stesso frullatore o la stessa maniglia a cui tutti hanno già pensato basandosi su una ricerca comune e prevedibile. Ad esempio Il braccio di una figurina d’azione potrebbe essere la soluzione perfetta per realizzare il perno di chiusura di uno sportello di un serbatoio per un’astronave. Il colore e la trama di un giocattolo per bambini può essere davvero la prossima tendenza per gli impermeabili da adulti, un designer che conosco stava lavorando su di un progetto per una affettatrice e ha cominciato a studiare i dispositivi di tortura del medioevo. Se ti chiudi in una visione stretta prima di cominciare, hai fallito in partenza come designer.

Taylor Welden: One of favorite quotes deals with my methods of interdisciplinary practices in design: “any time I order a lobster at a restaurant, I never understand why the waiter doesn’t bring me a telephone” -Dali.  It is very important to mix ideas and think abstractly when entering a project.  Otherwise, you’ll create the same blender or door knob as anyone else based upon the average and expected research.  An action figure’s arm joint may be the perfect solution for a fuel door hinge on a space shuttle, for example.  The color and texture of a dog toy could be the next greatest fashion trend in raincoats.  A project a designer I knew was working on a deli meat slicer, so they began by studying medieval torture devices.  If you pigeon-hole yourself before you’ve begun, you’ve failed as a designer.

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  • Araceli de la Parra: Quali strumenti a tuo parere vengono a mancare per promuovere e facilitare la progettazione di soluzioni sostenibili?
  • Araceli de la Parra: What tools do you feel are missing (if any) to promote and facilitate sustainable design?

Taylor Welden: Strumenti per facilitare migliori soluzioni progettuali sostenibili … mmm … 3 cose in un mondo perfetto:

  1. Più designer che pensano alla sostenibilità come una delle priorità nella progettazione e non come un ripensamento.
  2. Più aziende disposte a fidarsi dei benefici di un design sostenibile e non fingere e fare “green-washing” nei confronti dei loro utenti intelligenti.
  3. C’è bisogno di produttori che realizzino mosse sostenibili per conto loro e che siano aperti e disposti a trovare soluzioni per reinventare le loro linee di produzione attuali per realizzare prodotti sostenibili.

Credo che cominceremo a vedere così il design sostenibile perdere il suo “hot new trend status” e diventare più comune, normale, quotidiano e abituale, senza necessità di pubblicità alcuna che gonfi le percentuali e i risultati “verdi”. Sarà abituale guardare un prodotto il suo logo, la certificazione con le proprie informazioni sui materiali utilizzati, cosi come guarderemo i prodotti tossici ed ecologicamente incoscienti e ci chiederemmo come mai una volta gli abbiamo comprati.

Taylor Welden: Tools to facilitate better sustainable design solutions… Three major things in a perfect world:

  1. More designers thinking about sustainability as one of the first facets of design, instead of an afterthought.
  2. More companies willing to trust in the benefits of sustainable design, rather than pretending, and green-washing their intelligent consumers.
  3. Manufacturers that make sustainable moves on their own and that openly are willing to find ways to reinvent their existing manufacturing lines to accept sustainable products.

I believe we will start to see sustainable designs losing their ‘hot new trend’ status, and become common or normal, without need for the marketing department to over-hype green percentages and numbers. We will see a product and view the sustainable logo or material information, and take it as we view “made in China” today. So much that, we will see toxic and ecologically harmful competitive products on the shelves and wonder why we ever purchased them in the first place.

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