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ECOVILLAGGI: Curiose Esperienze Giapponesi. L’Importanza della Natura, dei Suoi Elementi e della Comunità per Crescere i Propri Figli

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di Lex Veelo

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La conferenza internazionale sugli ecovillaggi è stata una meravigliosa opportunità per conoscere realtà in Giappone che intendono attuare progetti per la creazione di ecovillaggi. Ci era stato detto che la gente in Giappone un tempo aveva un forte senso della comunità nei loro migliaia di villaggi rurali e nei quartieri cittadini. Avevano anche un antico e sacro, senso di comunione con la natura, in particolare con gli alberi e con le foreste. Il Giappone infatti è ancora oggi riuscito a conservare il 66% della loro nazione insulare  con la foresta, che rappresenta una cifra impressionante se si considera che la forte pressione di cancellare le foreste per ottenere aree coltivabili sempre maggiori ed alimentare la popolazione in aumento.

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Ma al giorno d’oggi la maggior parte nelle aree urbane giapponesi vive in piccoli “box”, appartamenti in cemento armato, con poco riguardo per i vicini o per la natura. La terra è così costosa che solo pochi appartamenti sono dotati di giardino o aree verdi. Quindi, i progetti presentati nel corso della conferenza, pur non essendo propriamente ecovillaggi di per sé, tuttavia, sono stati ispiratori per il pubblico, in quanto hanno introdotto il concetto di legame con i vicini di casa e con la natura ancora una volta.

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Ikuko Koyabe, architetto e professore presso la Women’s University del Giappone, ha presentato studi su ciò che i giapponesi intendono per “collettivo” e quello che noi definiremo cohousing. Il professore ha descritto progetti in Svezia, Danimarca e Stati Uniti, e poi ha introdotto il progetto di cohousing Kankanmori a Tokyo. Ciascuna unità abitativa è un appartamento che condensa in sé diversi strati di storia, con giardino sul tetto coperto di viti e superfici verticali verdi e balconi. I tre piani del progetto hanno la caratteristica del riscaldamento e raffreddamento che sfruttano energia solare passiva, un’area per il riciclaggio delle acque grigie e una pompa per l’acqua ad energia solare. Il progetto presentato è stato descritto come la prima comunità in Giappone di cohousing, basata sull’opera di Graham Meltzer del 2005, sulle comunità sostenibili. Keyaki House è un edificio di cinque piani di cui i residenti usano l’originale e tradizionale casa di proprietà come spazio comune condiviso e come sala riunioni.

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Un interessante relatore è stato il professor Yasuhiro Endoh dell’università Aichi Sangyo di Nagano. Un anziano con un’espressione gentile e un’inconfondibile aria di calore e amicizia, il professor Endoh viaggia attraverso il Giappone sostenendo la costruzione di “abitazioni collettive”, attraverso il suo no-profit “Team of Green Growth.”. Ha mostrato le diapositive del progetto di Kyoto, “U Court”, completato nel 1985, si compone di 48 unità in tre edifici di tre e cinque piani ciascuno. Gli edifici sono disposti attorno ad un cortile a forma di “U”, rivolto verso sud e circondato da alberi ad alto fusto. “U Court” non ha ancora una cucina/sala da pranzo comune. Tuttavia, con una sala riunioni condivisa, tutte le rampe di scale convergono verso il cortile così le persone si incontrano ogni giorno con i loro vicini di casa; vi sono anche balconi aperti e comuni, coperti di edera che fungono da corridoi esterni che corrono lungo il lato cortile degli edifici e un parcheggio all’aperto in una angolo della proprietà.

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Il Professor Endoh ha sottolineato l’importanza degli alberi e dell’ambiente naturale nella creazione di una comunità sostenibile. La presenza di questi alberi nella comunità U Court ha fatto la differenza nel raffreddamento nel microclima locale, perché ha aggiunto un bellissimo luogo ombreggiato all’aperto per l’intera comunità. I residenti della “U Court” hanno fatto crescere edera anche su tutti i lati degli edifici e, in particolare, fra i balconi comuni. In un primo momento non potevano piantare fiori e arbusti in  cortile e nei marciapiedi perché i loro bambini li avrebbero strappati. Quindi, i genitori residenti della “U Court” hanno aspettato che i bambini crescessero un pò per piantare fiori e arbusti.

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I bambini sono dunque rientrati a pieno titolo nel progetto, così come l’orgoglio per la cura del paesaggio; pensate come debba essere stato per loro tornare da scuola ogni giorno e sentirsi accolti in una casa in cui domina la cura per il paesaggio naturale. I genitori hanno preso in considerazione anche la costruzione di un piccolo stagno per i bambini, per potercisi bagnare nelle calde giornate estive. Altri invece hanno pensato che fosse pericoloso … alla fine lo stagno è stato costruito ed è diventato il centro del cortile in cui i bambini  sono cresciuti. “Non crederete mai a quanti ricordi felici ha la gente che è cresciuta a “U Court”, soprattutto quando un giorno, ad esempio è tornata a casa da scuola e ha trovato un  uomo ubriaco che era caduto nello stagno nuovo”, ha spiegato il professor Endoh, mostrando una foto di un uomo nel mezzo della piscina, immerso fino alle ascelle, con uno stupido sorriso sul volto. Natura, stagni e acqua sono dunque talmente importanti per i giapponesi che addirittura una coppia di vicini di casa ha creato un piccolo acquario comune sul proprio balcone.

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Una volta raggiunta la maturità, quegli stessi bambini sono stati nominati come responsabili dei fiori e degli arbusti del quartiere. Successivamente uno studio condotto dal Professor Endoh sui bambini, poi adulti, cresciuti nella “U-Court” ha precisato che essi avevano sviluppato un amore innato per l’ambiente naturale, così come esiste il loro senso di sicurezza e il legame con gli adulti o gli zii che hanno sostituto i loro genitori nella crescita. Rispetto ai bambini cresciuti in altri luoghi, essi hanno mostrato di essere più fiduciosi negli altri e socialmente più sviluppati, rispetto a quanti invece erano cresciuti  in alloggi convenzionali. E, fatto non sorprendente, hanno voluto tornare a “U-Court” quando è giunto il momento di crescere i propri figli.

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